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28-01-2006 - Da Milano Finanza
Gruppo Marcegaglia: Previsto un incremento di fatturato di 1 miliardo di euro entro il 2009. Intanto in cantiere ci sono investimenti per 500-700 milioni. Per crescere all’estero

MISSIONE EUROPA DELL’EST - di Mariariosa Marchesano

ANTONIO MARCEGAGLIA CEO
Antonio Marcegaglia CEO

In un mercato mondiale come quello dell’acciaio che si fa sempre più concentrato, come dimostra anche la scalata del colosso anglo-indiano Mittal Steel al concorrente franco-lussumburghese arcelor, il gruppo Marcegaglia vuole continuare ad essere un protagonista. Così, in linea con la tradizione aziendale che impone di reinvestire gli utili macinati, ha messo in campo per i prossimi tre anni un piano di investimenti pari a 500-700 milioni di euro. Obiettivo, crescere nel core business, la produzione di acciaio, senza trascurare lo sviluppo diversificato. Secondo le previsioni, per il 2009 il fatturato consolidato aumenterà di 1 miliardo di euro, arrivando quindi a sfiorare i 4 miliardi, contro un giro d’affari atteso per fine 2005 pari a 2,730 miliardi (2,6 miliardi nel 2204).
La holding di Gazoldo degli Ippoliti, in provincia di Mantova, si prepara così a espandersi nell’Europa dell’Est e a moltiplicare il giro d’affari in Brasile. Ma non ‘è solo l’estero nei programmi del gruppo, che rappresenta un esempio di successo di capitalismo familiare all’italiana.
In quest’intervista a Milano Finanza, Antonio Marcegaglia, figlio di Steno e amministratore delegato dell’omonimo gruppo accanto alla sorella Emma, spiega che la crescita all’estero non coincide con la delocalizzazione di capacità produttiva dall’Italia.

Antonio Marcegaglia si è insediato ai vertici del gruppo all’inizio degli anni 90, occupandosi della gestione, delle strategie e delle politiche di sviluppo industriale.

Domanda. Come vi state preparando a competere sulla scena internazionale considerando anche i nuovi assetti del settor che potranno scaturire dalla manovra del gigante Mittal?
Risposta. La nostra strategia è incentrata, da un lato, sui nuovi investimenti produttivi in Italia e all’estero e, dall’altro, sulle partnership commerciali e industriali con i grandi protagonisti del settore, sul modello degli accordi avviati con gli anglolandesi di corus per la cogestione degli impianti del Nord-est dell’Inghilterra e con il gruppo stahlwerke Bremen – Arcelor, in Germania.
Inoltre, il nostro polo produttivo di Ravenna è una finestra sul mondo per l’importazione di materie prime e per l’esportazione verso i paesi emergenti.

D. di recente il vostro gruppo ha ottenuto un finanziamento decennale di 400 milioni da un pool di banche. Come sarà speso?
Risposta. In parte per ridefinire l’indebitamento, bilanciando il rapporto tra breve e medio termine usufruendo dell’attuale congiuntura di tassi bassi, e in parte per sostenere i nuovi investimenti. Stiamo per mettere in campo un considerevole sforzo finanziario per fare un salto di dimensione allo scopo di essere più competitivi sulla scena internazionale. Come sempre faremo ricorso al cash flow, ma in questo caso ci sarà anche un contributo iniziale proveniente dalle banche.

D. Un miliardo in più di fatturato entro i prossimi tre anni è un obiettivo ambizioso. Quanta parte sarà attribuibile al core business e quanta alle altre attività?
R. La crescita di fatturato a cui puntiamo entro il 2009 sarà frutto per circa il 70% delle attività siderurgiche e per il 30% derivante dagli altri settori, come il building, turismo, componentistica, energia e servizi. Ciò vuol dire che, alla fine dei conti, le attività non siderurgiche rappresenteranno il 20% del totale .

D. Quali sono i mercati esteri su cui puntate per crescere nella siderurgia?
R. In questa fase è importante diventare un punto di riferimento nell’Est europeo. Abbiamo in programma un investimento di 100 milioni di euro che sarà speso per avviare un nuovo insediamento per la produzione di tubi e un centro servizi per nastri e lamiere.

D. Dove?
R. In Europa, stiamo valutando opportunità tra la Polonia, dove abbiamo già avviato nel settore building una fabbrica che intendiamo potenziare, la Slovacchia e la Cechia. Decideremo in un mese.

D. L’Est europeo rappresenta un sito produttivo a basso costo oppure un nuovo mercato di sbocco?
R. Tutte le volte che andiamo a investire in una certa area lo facciamo tenendo conto dell’incremento dei consumi che può derivare servendo i paesi limitrofi.

D. E fuori dall’Europa, dove investirete?
R. Prevediamo di rafforzarci in modo consistente in Brasile. Investiremo altri 100 milioni di euro per triplicare, forse quadruplicare, il fatturato della controllata di Garuva, a sud di Sanpaolo.

D. Fino allo scorso anno il gruppo Marcegaglia non nascondeva le sue ambizioni in Russia e in Cina. Avete cambiato idea?
R. No, ma la conquista di questi mercati comporta sforzi considerevoli, soprattutto di tipo organizzativo. Ci arriveremo lo stesso, puntando gradualmente su prodotti di qualità e avendo prima valutato tutti i costi e i benefici. (riproduzione riservata)

I NUMERI DEL GRUPPO
2,730 miliardi di fatturato previsto per il 2005 (2,6 mld nel 2004)
1 miliardo di incremento di fatturato entro il 2009
500-700 milioni di investimenti nei prossimi 3 anni
5 mila km di tubi d’acciaio prodotti al giorno
4 mln di tonnellate di acciaio trasformato in un anno
47 siti produttivi

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Missione Europa dell' Est
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