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Marcegaglia aperta a partner in Cina: affidata all’advisor PWC la ricerca dei soggetti interessati


Primo quadrimestre positivo

«Siamo reduci da un primo quadrimestre che non fatico a definire positivo – ha detto Antonio Marcegaglia, Presidente e CEO dell’omonimo gruppo – i volumi sono leggermente migliori delle attese (+1%, nell’ordine degli 1,78 milioni di tonnellate), e nonostante un calo dei ricavi del 4% abbiamo ottenuto un Ebidta praticamente raddoppiato rispetto all’anno precedente (pari al 10% delle vendite), grazie ad una oculata politica di acquisto ed un recupero della domanda apparente». Per il prossimo futuro il manager mantovano si aspetta un 2016 in continuità. Marcegaglia conferma di essere poi tornato ad acquistare quanto più possibile dall’Ilva, anche se non nasconde che al momento il siderurgico tarantino marci ancora a ritmi ridotti rispetto al passato, anche perché si starebbe spostando su produzioni più verticalizzate. Un fenomeno che porta il maggior trasformatore italiano di piani a doversi approvvigionare all’estero. 


L’allargamento dei dazi potrebbe danneggiare distributori e trasformatori

«Non nascondo che sono il responsabile del 60% delle importazioni italiane di coils – spiega Antonio Marcegaglia – ma questo è dovuto anche al fatto che al momento l’Europa ed in particolare l’Italia fatica a soddisfare la domanda interna. In primo luogo per i limiti dell’Ilva. È chiaro che se si guada il dato dell’import di coils si vedono dei picchi, voglio però ricordare che Italia è esportatore netto di tubi acciaio e prodotti zincati, per cui parte dei prodotti importati vengono poi riesportati in questa forma. Non nascondo che proprio per questo sono molto preoccupato per le recenti richieste di Eurofer dell’allargamento dei dazi anche ad altri paesi. Per la Cina il discorso è chiaro ed evidente, mentre per la Russia, ad esempio, la situazione è molto diversa. Alla luce dei limiti di fornitura che ho descritto in precedenza si rischia di creare un danno alle aziende europee anziché sostenerle, e credo che anche i distributori di acciaio possano essere d’accordo con me». Marcegaglia ha anche fatto presente che mercati come l’Iran e la Turchia hanno ancora forti consumi interni per cui è difficile che si vogliano dedicare ad esportazioni in maniera aggressiva, come quanto avviene in alcuni paesi asiatici.


Aperti a partner per l’asset cinese

Dopo essersi focalizzato sull’attualità, il Presidente del gruppo mantovano guarda al futuro di nuovi e vecchi asset. «Per quanto riguarda la nostra partnership con l’Iran, confermo che siamo in fase di studio per questo nuovo sito di produzione di tubi inox insieme a Mobarakeh, un lavoro che procede con cautela dal momento che anche il sistema finanziario ha ancora delle riserve ad investire in questo paese. Abbiamo invece avviato con soddisfazione le operazioni in Turchia: al momento stiamo commercializzando una media di 400/500 tonnellate al mese, credo che riusciremo a rispettare l’obiettivo attuale di 10 mila tonnellate l’anno. Per quanto riguarda l'asset cinese abbiamo deciso di aprirci ad una partnership e di affidare all’advisor PWC la ricerca della controparte».


fonte: Davide Lorenzini per
Siderweb
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