
Antonio Marcegaglia
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In
un mercato mondiale come quello dell’acciaio
che si fa sempre più concentrato, come dimostra
anche la scalata del colosso anglo-indiano Mittal
Steel al concorrente franco-lussumburghese arcelor,
il gruppo Marcegaglia vuole continuare ad essere
un protagonista. Così, in linea con la tradizione
aziendale che impone di reinvestire gli utili macinati,
ha messo in campo per i prossimi tre anni un piano
di investimenti pari a 500-700 milioni di euro.
Obiettivo, crescere nel core business, la produzione
di acciaio, senza trascurare lo sviluppo diversificato.
Secondo le previsioni, per il 2009 il fatturato
consolidato aumenterà di 1 miliardo di euro,
arrivando quindi a sfiorare i 4 miliardi, contro
un giro d’affari atteso per fine 2005 pari
a 2,730 miliardi (2,6 miliardi nel 2204).
La holding di Gazoldo degli Ippoliti, in provincia
di Mantova, si prepara così a espandersi
nell’Europa dell’Est e a moltiplicare
il giro d’affari in Brasile. Ma non ‘è
solo l’estero nei programmi del gruppo, che
rappresenta un esempio di successo di capitalismo
familiare all’italiana.
In quest’intervista a Milano Finanza, Antonio
Marcegaglia, figlio di Steno e amministratore delegato
dell’omonimo gruppo accanto alla sorella Emma,
spiega che la crescita all’estero non coincide
con la delocalizzazione di capacità produttiva
dall’Italia. |
Antonio Marcegaglia si è insediato ai vertici
del gruppo all’inizio degli anni 90, occupandosi
della gestione, delle strategie e delle politiche di
sviluppo industriale.
Domanda. Come vi state preparando
a competere sulla scena internazionale considerando
anche i nuovi assetti del settor che potranno scaturire
dalla manovra del gigante Mittal?
Risposta. La nostra strategia è
incentrata, da un lato, sui nuovi investimenti produttivi
in Italia e all’estero e, dall’altro, sulle
partnership commerciali e industriali con i grandi protagonisti
del settore, sul modello degli accordi avviati con gli
anglolandesi di corus per la cogestione degli impianti
del Nord-est dell’Inghilterra e con il gruppo
stahlwerke Bremen – Arcelor, in Germania.
Inoltre, il nostro polo produttivo di Ravenna è
una finestra sul mondo per l’importazione di materie
prime e per l’esportazione verso i paesi emergenti.
D. di recente il vostro gruppo ha
ottenuto un finanziamento decennale di 400 milioni da
un pool di banche. Come sarà speso?
Risposta. In parte per ridefinire l’indebitamento,
bilanciando il rapporto tra breve e medio termine usufruendo
dell’attuale congiuntura di tassi bassi, e in
parte per sostenere i nuovi investimenti. Stiamo per
mettere in campo un considerevole sforzo finanziario
per fare un salto di dimensione allo scopo di essere
più competitivi sulla scena internazionale. Come
sempre faremo ricorso al cash flow, ma in questo caso
ci sarà anche un contributo iniziale proveniente
dalle banche.
D. Un miliardo in più di fatturato
entro i prossimi tre anni è un obiettivo ambizioso.
Quanta parte sarà attribuibile al core business
e quanta alle altre attività?
R. La crescita di fatturato a cui puntiamo
entro il 2009 sarà frutto per circa il 70% delle
attività siderurgiche e per il 30% derivante
dagli altri settori, come il building, turismo, componentistica,
energia e servizi. Ciò vuol dire che, alla fine
dei conti, le attività non siderurgiche rappresenteranno
il 20% del totale .
D. Quali sono i mercati esteri su
cui puntate per crescere nella siderurgia?
R. In questa fase è importante
diventare un punto di riferimento nell’Est europeo.
Abbiamo in programma un investimento di 100 milioni
di euro che sarà speso per avviare un nuovo insediamento
per la produzione di tubi e un centro servizi per nastri
e lamiere.
D. Dove?
R. In Europa, stiamo valutando opportunità
tra la Polonia, dove abbiamo già avviato nel
settore building una fabbrica che intendiamo potenziare,
la Slovacchia e la Cechia. Decideremo in un mese.
D. L’Est europeo rappresenta
un sito produttivo a basso costo oppure un nuovo mercato
di sbocco?
R. Tutte le volte che andiamo a investire
in una certa area lo facciamo tenendo conto dell’incremento
dei consumi che può derivare servendo i paesi
limitrofi.
D. E fuori dall’Europa, dove
investirete?
R. Prevediamo di rafforzarci in modo
consistente in Brasile. Investiremo altri 100 milioni
di euro per triplicare, forse quadruplicare, il fatturato
della controllata di Garuva, a sud di Sanpaolo.
D. Fino allo scorso anno il gruppo
Marcegaglia non nascondeva le sue ambizioni in Russia
e in Cina. Avete cambiato idea?
R. No, ma la conquista di questi mercati
comporta sforzi considerevoli, soprattutto di tipo organizzativo.
Ci arriveremo lo stesso, puntando gradualmente su prodotti
di qualità e avendo prima valutato tutti i costi
e i benefici. (riproduzione riservata)
I NUMERI DEL GRUPPO
2,730 miliardi di fatturato previsto per il 2005 (2,6
mld nel 2004)
1 miliardo di incremento di fatturato entro il 2009
500-700 milioni di investimenti nei prossimi 3 anni
5 mila km di tubi d’acciaio prodotti al giorno
4 mln di tonnellate di acciaio trasformato in un anno
47 siti produttivi
segue>>
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