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Il gruppo siderurgico Marcegaglia investirà
nei prossimi tre anni circa 250 milioni di euro nell’energia
da fonti rinnovabili rafforzando così in modo
sensibile uno dei settori fuori dal core business.
Tre nuove mini centrali stanno per essere costruite
in Puglia, che vanno ad aggiungersi agli altri due impianti
già realizzati tra il territorio pugliese e la
Calabria.
In più il secondo produttore italiano d’acciaio,
presieduto da Steno Marcegaglia, è in corsa,
sempre in Puglia, per la realizzazione di cinque impianti
per il trattamento dei rifiuti. E, per finire, ha avviato
un progetto per sperimentare la realizzazione di pannelli
fotovoltaici in partnership (al 40%) con una primaria
istituzione scientifica.
I nuovi investimenti nell’energia e nella trasformazione
dei rifiuti proiettano il gruppo di Gazoldo degli Ippoliti
in una posizione di protagonista del settore. L’obiettivo
è arrivare a una potenza in termini di megawatt
pari a 60 unità, il che rappresenta già
una dimensione non trascurabile nel panorama nazionale,
se si considera per esempio che Actelios, società
quotata a piazza Affari,
arriva a 25 mw con i suoi impianti, se si escludono
naturalmente i nuovi progetti nella regione Sicilia.
Come mai un impegno così consistente in un nuovo
settore? Fonti vicine alla società assicurano
che il gruppo mantovano continua a essere fortemente
concentrato nel business dell’acciaio, che rappresenta
e rappresenterà in futuro la stragrande maggioranza
del fatturato.
L’investimento in energia va, dunque, considerato
come una forma di diversificazione in un comparto in
piena evoluzione e, soprattutto, in un paese come l’Italia
che sta affrontando il problema dell’approvvigionamento.
Ma l’impegno nell’energia è fondamentale
anche per un altro motivo.
I Marcegaglia, secondo quanto MF è in grado di
anticipare, potrebbero aprirsi anche a nuovi partner
per crescere ulteriormente in questo settore. Il che
rappresenta una svolta non da poco. Il gruppo mantovano,
infatti, è noto per la sua storica autonomia
e per la determinazione con cui
continua a svilupparsi sulla scena mondiale dell’acciaio
reinvestendo continuamente gli utili macinati. Più
volte il capostipite Steno ha avuto modo di precisare
che l’ipotesi della quotazione in borsa non
è funzionale al modello di sviluppo perseguito.
Discorso analogo anche per qualsiasi altra forma di
apertura del capitale della holding a soci esterni.
Una posizione di fermezza, che però non implica
il fatto che i singoli settori di business non possano
sperimentare nuove vie per svilupparsi.
Che cosa vuole dire tutto ciò? Che il gruppo
Marcegaglia, limitatamente al settore energetico, potrebbe
farsi corteggiare da nuovi partner e, se tutto va per
il meglio, per il futuro non è neanche
escluso lo sbarco a piazza Affari con uno dei veicoli
costituiti ad hoc per operare nel settore. Sia per la
realizzazione delle centrali elettriche sia per il trattamento
di rifiuti industriali, così come per la trasformazione
delle biomasse sono state costituite delle società
nelle quali il gruppo Marcegaglia figura quasi sempre
come socio di maggioranza, mentre la restante parte
del capitale è diviso tra imprenditori locali
e non. In provincia di Siracusa, per esempio, la neonata
società Oikothen, che è in attesa dell’autorizzazione
per la costruzione di una piattaforma polifunzionale
per il trattamento dei rifiuti, è stata costituita
in partnership con la multiutility Hera, che controlla
il pacchetto di maggioranza. In quest’ottica,
dunque, viene considerata dal gruppo metalsiderurgico
coerente qualsiasi altra ipotesi di alleanza anche con
operatori di livello nazionale.
Questo vuol dire che tra qualche tempo potrebbe esserci
l’ipo dell’energia promossa da uno dei principale
produttori d’acciaio?
Al quartier generale della società non escludono
l’ipotesi. (riproduzione riservata)
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Marcegaglia più forte nell'energia
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